L’intervista. La protesta del 20 Febbraio a Marrakesh

Intervista a Sara Scheggia (Repubblica Bologna)

Il 20 febbraio è stato uno dei giorni più importanti della protesta marocchina. I cittadini di tutti i più grandi centri del Marocco sono scesi in piazza per chiedere un rinnovamento della classe politica e chiare riforme economiche. La protesta marocchina cavalca l’onda delle rivolte che in questo momento stanno coinvolgendo sia il Maghreb che il Masreq, ma deve comunque essere distinta da quelle degli altri paesi arabi.

Il Marocco, infatti, non vive una dittatura come l’ Egitto o la Libia, ma il re Muhammad VI (in carica dal 2001) è una figura ben voluta dalla maggioranza dell’opinione pubblica. In più lo stato gode di buone infrastrutture e di un tessuto sociale che lo rendono uno dei paesi più evoluti del Nord Africa. Purtroppo però l’immobilismo sociale e la cattiva distribuzione della ricchezza sono le cause che hanno mobilitato i giovani marocchini, i più colti e preparati, ma anche i più colpiti dalla povertà e dalle poche opportunità del loro paese. A Marrakesh, rinomata meta turistica, Sara Scheggia, giornalista di Repubblica Bologna, ha seguito la manifestazione e ci ha raccontato come è andata.

Sara, cosa è successo a Marrakesh?

C’erano circa 10.000 persone che hanno manifestato nella medina, il centro cittadino. Tanti erano giovani, i più attivi con i social network, nelle ore centrali della giornata si sono unite anche parecchie famiglie con donne e bambini. La situazione critica si è avuta nel tardo pomeriggio quando un piccolo gruppo di infiltrati ha danneggiato le vetrine di alcune banche ed esercizi commerciali. Inoltre, si era diffusa la notizia che in altre città, dove si erano svolti in contemporanea altri cortei, c’erano stati dei feriti e dei morti e questo ha creato un po’ di panico. Molti negozi e bar hanno chiuso le saracinesche sino al giorno dopo per evitare altri danni alle loro attività e a loro stessi.

Ci sono stati degli slogan particolari? Quali sono stati i temi principali della giornata?

I temi della protesta sono noti, il tessuto sociale del Marocco è immobile e i tanti giovani laureati, alcuni di loro parlano anche tre o quattro lingue, si ritrovano senza lavoro con degli impieghi poco retribuiti. Questo ha creato un forte disagio sociale e ora  l’onda delle rivolte nel resto del mondo arabo ha dato l’impulso anche a loro. Insomma, queste proteste non fanno altro che chiedere una riforma economica e soprattutto un rinnovo della classe dirigente al re Muhammad VI.  E proprio in questi giorni il re ha approvato una sorta di carta economica, ma credo che per chi scende in piazza questo sia ancora troppo poco.

Come vivono i cittadini di Marrakesh queste proteste?

Qua per ora è tutto tranquillo, i turisti continuano ad arrivare, ma molti si informano se non sia il caso di annullare il viaggio. Molti marocchini, invece, sono spaventati, in particolare i commercianti che nel turismo hanno la loro fonte di ricchezza hanno paura di perdere i loro guadagni. Poi le notizie che arrivano dagli altri paesi non sono confortanti e temono che anche nel loro paese le rivolte possano degenerare, bloccando i turisti e ogni rendita commerciale. Si prevedono altre manifestazioni per il prossimo fine settimana, ma nulla è certo. Il tutto si evolve sempre con molta velocità grazie a twitter e ai social network, quindi si vedrà se anche nel prossimo weekend le piazze delle più importanti città marocchine si riempiranno di nuovo.

Laura Cappon

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